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Arte e cultura

IL CASTELLO MEDIEVALE
Inserito all’interno del suggestivo centro storico di Dugenta si erge il castello, di impianto basso-medievale, ricco di storia e di racconti leggendari che lo vedono protagonista di alcuni avvenimenti bellici e strategici fondamentali per la formazione del Regno napoletano. Fu donato da Carlo I d’Angiò a Guglielmo di Belmonte nel 1268, rientrando in tal modo nel cosiddetto feudum in demanium, ovvero in capite, cioè feudo concesso direttamente dal Re o dalla Curia. Fu anche registrato nei quaderni della Curia, donde l’appellativo di feudum quaternatum. Al tempo di Belmonte dipendeva dalla Contea di Caserta. Passò successivamente ad un certo Adam de Vasis e da questi a Roberto D’Erville, come si legge nei registri della Cancelleria Angioina, il quale lo tenne fino al 1282. Nel 1287 passò a Bertrando Artus. Dal 1289 al 1293 ne è possessore Ludovico de Roheriis. In seguito il castello subì le sorti della Contea di Caserta, passando poi alla famiglia Caetani nel 1308. Nel 1310 passò a Diego de la Rath e poi al conte Francesco, il I° giugno del 1329. Il 30 giugno 1459 re Ferdinando d’Aragona confermò a Giovanni della Ratta i feudi di Caserta, Limatola e Dugenta, i castelli di Valle, Frasso Telesino e Melizzano. Il castello di Dugenta sorse in posizione centrale rispetto al territorio di questi paesi, in funzione difensiva della Valle Telesina nei pressi della confluenza del Calore nel Volturno. Il complesso della struttura può essere definito come espressione dell’architettura militare: per il gioco dei volumi, l’articolazione degli spazi interni, la scelta del sito, che presenta una massiccia parete tufacea, sorgente dal torrente S. Giorgio, su cui si innesta la cinta muraria rivolta a Sud Est. Il castello di Dugenta dovette essere collegato mediante “ideali ponti aerei” con altre fortezze che si scambiavano segnali con fumate di giorno e fuochi di notte, secondo veri e propri codici per la teletrasmissione delle notizie, in particolare degli allarmi.

Nelle lunghe notti invernali venivano, inoltre, praticati numerosi giochi. Non è mai stato esplorato in tutte le sue parti, il che lo rende ancora più misterioso con i suoi trabocchetti e i sotterranei che, secondo la leggenda, lo mettevano in collegamento con i vicini castelli di Limatola e Maddaloni.
Oggi dell’antico maniero restano pochi ruderi, anche a causa delle demolizioni apportate nei decenni scorsi. Si possono apprezzare, tuttavia, ancora i tratti originari delle cortine murarie, in conci quasi regolari di tufo giallo e soprattutto l’alto basamento a scarpa, che, una volta, girava intorno alla fabbrica e rendeva i due piani nobili praticamente irraggiungibili dall’esterno. Attualmente è ancora visibile anche una delle quattro torri angolari cilindriche.
All’ingresso del castello medievale di Dugenta, sino al 1980, doveva essere visibile una lastra con epigrafe sepolcrale reimpiegata, murata affianco alla porta. L’epigrafe, nel febbraio del 1980, è andata perduta durante il crollo di parte del castello.

IL PALAZZO VANVITELLIANO
L’edificio, risalente al tardo Settecento, ha subito nel corso del tempo una serie di notevoli rimaneggiamenti che ne hanno determinato l’attuale morfologia. Sviluppato sui tre lati di un ampio cortile, sul quale si affacciano altri fabbricati di recente costruzione, il monumentale palazzo consta di un piano terra e di un primo piano, le cui aperture, parzialmente modificate da interventi recenti, sono decorate da una serie di timpani mistilinei racchiudenti una decorazione in stucco di pregevole fattura. Sulla facciata destra dell’atrio, si trova un pozzo in pietra, parzialmente coperto, di linee settecentesche. Dal cortile, sul quale si aprono i locali di servizio del piano terra, una scala, originariamente coperta con volte a crociera, conduce agli appartamenti del piano nobile, consistenti in ampi vani coperti a volte. Sempre dal cortile si accede a tre grotte di lunghezza variabile, il tutto risalente al XVIII secolo. Dette grotte, costruite contemporaneamente all’intero edificio, furono ricavate nel tufo sotto direzione di Vanvitelli al fine di ospitare allevamenti suini ad uso della casa reale. Il tutto era asservito alla reggia di Caserta. La stessa destinazione fu data alla struttura in fondo al cortile per i piani terranei, mentre i piani nobili vennero adibiti ad abitazioni per i responsabili di detti allevamenti, così come le stanze che affacciano sulla via Nazionale o Sannitica. Successivamente le strutture furono adibite a scuderie e come rifugio dei cittadini dugentesi in occasione degli eventi bellici dell’ultimo conflitto mondiale. Infine dai vari proprietari che si sono avvicendati nel tempo le grotte furono adibite a cantine fino al 1984. Con l’acquisto da parte dell’ing. A. Fucci, le strutture furono definitivamente destinate a stabilimenti vinicoli con la costituzione delle “cantine vanvitelliane”, in cui si producevano dei vini pregiati (noesis rosso e charis bianco) destinati ai consumatori del nord Italia che per molti anni hanno apprezzato la bontà del prodotto delle terre sannitiche.
Oltre ai pregi intrinseci, l’edificio riveste un notevole interesse urbanistico essendo situato dirimpetto ai ruderi del castello medievale di Dugenta, insieme al quale concorre a qualificare il tessuto urbano. Attualmente il palazzo è in attesa di ristrutturazione.